Pensieri e parole

Di Patrizia Solari


Questa volta la scelta del santo era inevitabile. Ma, visto che di Padre Pio è diffusa una documentazione, mi sono chiesta come presentarlo in modo da non ripetere cose già conosciute. È venuta in mio soccorso una provvidenziale visita a una zia, alla quale ho chiesto se non avesse qualcosa su Padre Pio. Un po’ sconsolata, lei mi risponde: “Solo questo...” e mi mostra un minuscolo libriccino delle edizioni Paoline: Pensieri e parole di Padre Pio da Pietrelcina1). Ma è proprio vero che la Provvidenza è sempre in agguato: il testo risponde e corrisponde alla mia ricerca e al mio interrogativo: questa volta potremo scopertine/coprire il Santo e ciò che ha da dire alle nostre persone, direttamente attraverso le sue parole, che proprio non necessitano di commenti.
Un suggerimento: leggere e rileggere questi pensieri, come ho dovuto fare io per giungere a una scelta, soffermandosi con calma su ciascuna parola, senza lasciarsi ingannare dalla forma del linguaggio. Ne verrà un guadagno. Si chiama anche meditazione.


La posizione di fronte alla vita

In tutti gli eventi della vita quotidiana riconoscete la divina volontà, adoratela, beneditela. Specie nelle cose più dure per voi, non siate solleciti di esserene liberati. Innalzate allora più che mai la vostra mente al divin Padre e ditegli: “La mia vita come la mia morte è nelle tue mani, fà di me come meglio ti aggrada”.

Ogni nostra sollecitudine sia questa: “Amare Dio e a lui piacere”, nulla curandoci di tutto il resto, sapendo che Dio avrà cura sempre di noi, più che si possa dire o immaginare.

Abbi un fermo e general proposito di voler servire e amare Dio con tutto il tuo cuore, e all’infuori di questo non ti pigliar pensiero dell’avvenire, pensa ad operare il bene solamente nel giorno presente, e quando il giorno di domani sarà giunto, esso ancora sarà chiamato oggi e allora avrai pensiero di esso.

Guardatevi dalle ansietà e inquietudini, perché non vi è cosa che maggiormente impedisca il camminare alla perfezione quanto i turbamenti, le inquietudini e le ansietà di coscienza. Ponete dolcemente i vostri cuori nelle piaghe di nostro Signore.

Sii umile di cuore, grave nelle tue parole, prudente nelle tue risoluzioni. Parca sii sempre nel parlare, assidua nelle buone letture, attenta nei lavori, vereconda nei tuoi discorsi: a niuno sii disgustosa. Benevola con tutti, rispettosa verso i tuoi maggiori.

Non ti meravigliare affatto delle tue debolezze, ma riconoscendoti per quello che sei, senza sconfortarti piegati subito col cuore dinanzi a Dio, confessa candidamente la tua infedeltà ed incostanza a lui, proponi e chiedi a Lui aiuto a che ti mantenga sempre le mani addosso affinché tu non abbia a deviare.

Le tentazioni non vi sgomentino: sono la prova dell’anima che Dio vuole esperimentare quando la vede nelle forze necessarie a sostenere il combattimento ed a intessersi con le proprie mani il serto della gloria.

L’eucaristia sia il gran mezzo per aspirare alla santa perfezione, ma bisogna riceverla con il desiderio e con l’impegno di togliere dal cuore tutto ciò che dispiace a colui che vogliamo alloggiare.

Misericordia

Lo spirito di Dio è spirito di pace e anche nelle mancanze più gravi, ci fa sentire un dolore tranquillo, umile, confidente, che dipende appunto dalla sua misericordia.

Teniamo sempre a noi presente che se il Signore ci giudicasse nel rigore di giustizia, forse nessuno arriverebbe a salvezza. Perciò facciamo che la giustizia e la pace si diano un bacio e questo noi l’otterremo, se ad imitazione del nostro Padre celeste, tendiamo sempre ad usare più la misericordia che la giustizia.

A che vale dunque perdersi in vani timori, che ci rubano il tempo, ci turbano la pace dell’anima e ci rendono quasi diffidenti di Dio stesso? Per carità, fuggiamo questi contesti e i vani timori al primo sollevarsi in noi. Non disperiamo giammai del divino aiuto. Non sarebbe questa un’offesa alla divina misericordia?

Carità, pazienza, umiltà

Perseverate nel bene, nell’amore di Dio al di sopra di tutto e di tutti, e nell’amore del prossimo in Dio e per Dio.

Imitate Cristo nella carità, perché egli riconosce per suoi soltanto quelli che serbano gelosamente questa preziosa margherita e rammentatevi sempre che tutto il giudizio di Dio, allorché ci presenteremo dinanzi al suo divino cospetto, si aggirerà sulla carità.

Mancare di carità è come ferire Iddio nella pupilla del suo occhio. Che cosa è più delicata della pupilla del’occhio? Mancare di carità è come mancare contro natura. Chi offende la carità offende la pupilla dell’occhio di Dio.

La carità è la regina delle virtù. Come le perle sono tenute insieme dal filo, così le virtù dalla carità. E come se si rompe il filo le perle cadono, così, se viene meno la carità, le virtù si disperdono.

Ricordati che il perno della perfezione è la carità; chi vive, vive in Dio, perché Dio è carità infinita.

L’umiltà e la carità sono le corde maestre, tutte le altre sono dipendenti da esse; l’una è la più bassa, l’altra la più alta; la conservazione di tutto l’edificio dipende dal fondamento e dal tetto.

Umiliatevi amorosamente avanti a Dio ed agli uomini, perché Iddio parla a chi tiene le orecchie basse: sii amante del silenzio perché il molto parlare non è mai senza colpa: tieniti in ritiro per quanto ti sarà possibile, perché nel ritiro il Signore parla liberamente all’anima e l’anima è più in grado di ascoltare la sua voce.

Stà molto vicino alla culla di questo grazioso Bambino, specialmente in questi santi giorni del suo natalizio. Se ami le ricchezze, qui troverai l’oro che i re magi vi lasciarono; se ami il fumo degli onori, vi troverai quello dell’incenso; e se ami le delicatezze dei sensi, sentirai la mirra odorosa, la quale profuma tutta la grotta.

Nelle cose prospere e avverse che ci avvengono umiliatevi sempre sotto la potente mano di Dio, accettando con umiltà e pazienza non solo quelle cose che vanno a seconda del vostro gusto, ancora accettando con umiltà e pazienza le tribolazioni tutte che egli vi manda.

Imitate Gesù nell’obbedienza pronta senza discussione: imitate Gesù nella pazienza, perché nella pazienza possederete l’anima vostra. Imitate Gesù nell’umiltà sia interna che esterna, ma più interna che esterna, più sentita che mostrata, più profonda che visibile.

Teniamo bene scolpito in mente quello che dice Gesù: nella nostra pazienza possederemo l’anima nostra.

Padre, Figlio e Spirito santo

Lasciate che Lui, il Padre celeste, disponga di voi come meglio gli aggrada; date piena libertà alle libere operazioni dello Spirito Santo, sforzandovi di ricopertine/copiare in voi le virtù cristiane e a preferenza di tutte la santa umiltà e la carità cristiana.

Non temete, voi camminate sul mare tra i venti e le onde, ma ricordatevi che siete con Gesù. Che vi è da temere? Ma se il timore vi sorprende, gridate fortemente: O Signore, salvateci! Egli vi stenderà la mano: stringetela forte, e camminate allegramente.

Lasciate che lo Spirito santo operi in voi. Abbandonatevi a tutti i suoi trasporti e non temete. Egli è tanto sapiente, soave e discreto da non causare che il bene.

La Croce e la sofferenza

Nel nostro cuore deve essere sempre accesa la fiamma della carità e non perdiamoci di coraggio per qualche debolezza di spirito, andiamo ai piedi della croce e saremo rinvigoriti.

Il mio cuore è traboccante di contentezza e di gioia e si sente sempre più forte a incontrare il dolore acerbo e qualunque afflizione e tribolazione, qualora si tratta di piacere a Gesù.
Non so come ringraziare il nostro caro Gesù, che tanta forza e coraggio mi dà per sopportare le tante mie infermità e per combattere le tentazioni.

Il Padre celeste non manca di farmi partecipare ai dolori del suo figliolo. Questi dolori sono così acuti da non potersi descrivere. Posto in questo stato, senza volerlo, piango come un bambino.

Gesù non è mai senza la croce, ma la croce non è mai senza Gesù. Accetta ogni dolore e incomprensione che viene dall’Alto. Così ti perfezionerai, conquisterai il paradiso e ti santificherai. La croce non ti opprima; se il suo peso fa vacillare, la sua potenza solleva.

Soffro, è vero, ma sono lietissimo, perché in mezzo al soffrire il Signore si fa sentire vicino e ciò mi procura una gioia inesprimibile e tanta consolazione.

La preghiera

Il più bel credo è quello che prorompe dal tuo labbro nel buio, nel sacrificio, nel dolore, nello sforzo supremo di una infallibile volontà di bene: è quello che, come folgore, squarcia le tenebre dell’anima tua; è quello che, nel balenar della tempesta, ti innalza e ti conduce a Dio.

L’uomo che, superando se stesso, si china sulle piaghe del fratello sventurato eleva al Signore la più bella, la più nobile preghiera, fatta di sacrificio, di amore vissuto e realizzato, di dedizione in corpo e spirito.

Ho scongiurato il Signore di versare sopra di me, anche centuplicandoli, i castighi preparati per i peccatori, purché con tanto amore e misericordia li converta e li ammetta a godere in eterno il paradiso.

La preghiera è l’arma invincibile contro i pericoli del mondo. Pregate! La preghiera è la chiave dei tesori di Dio e il mezzo per raggiungere la vittoria nella lotta del bene contro il male.

Gesù vi benedica, vi guardi sempre con occhio benevolo, vi sia sempre e in tutto di scorta, sostegno e guida, vi renda degni del suo immenso divino amore.

A dire il vero, non mi è successo mai che pregando con insistenza e con calore, il Signore benedetto abbia qualche volta lasciate inesaudite le mie suppliche. Presto o tardi egli esaudisce con tanta misericordia le mie preghiere.

La preghiera deve essere sempre insistente in quanto l’insistenza denota la fede.

Preghiamo incessantemente per i bisogni abituali della nostra diletta patria, dell’Europa e del mondo intero. Dio misericordioso abbia pietà delle nostre miserie e dei nostri peccati: ridoni a tutto il mondo la tanto sospirata pace.

Non vi ponete mai a letto, senza aver prima esaminato con la vostra coscienza del come avete passato la giornata, e non prima di aver indirizzato i vostri pensieri a Dio, seguiti dall’offerta e consacrazione della vostra persona e di tutti i cristiani ancora.

Siamo immensamente grati alla Madonna, perché è stata lei che ci ha dato Gesù benedetto.

1) CAVALLO, Olimpia (a cura di) „Pensieri e parole di Padre Pio da Pietrelcina“ - Ed. Paoline, 1999
2) idem, pp. 7-8

 

CENNI BIOGRAFICI

Francesco Forgione, colui che per il mondo intero sarà poi Padre Pio da Pietrelcina, nasce il 25 maggio 1887 da Maria Giuseppa De Nunzio e Grazio Maria Forgione, in un piccolo villaggio del Sud dell’Italia. Battezzato all’alba del giorno successivo, Francesco crescerà respirando l’amore per Gesù e Maria, fino a decidersi, il 6 gennaio del 1903, ad entrare nell’ordine dei cappuccini a Morcone (Benevento).
Dopo alterne vicende, finalmente viene ordinato il 10 agosto del 1910 e il 4 settembre del 1916, per la precarietà della sua salute, si trasferisce al convento di San Giovanni Rotondo, dove rimane, salvo che per qualche breve assenza, fino alla morte, avvenuta il 23 settembre 1968.
La sua avventura umano-spirituale non si è chiusa nel 1968, perché la memoria della sua testimonianza come uomo totalmente votato a Dio e al „grande affare della salvezza umana“ continua ad influire su credenti e non credenti. È solo in questa prospettiva che vanno letti i diversi fenomeni soprannaturali che, sin dalla tenera età, hanno scandito tutta la sua esistenza: visioni, bilocazione, dono di guarigione e, soprattutto, la stigmatizzazione permanente che, per cinquant’anni, l’ha reso conforme a Cristo crocifisso anche nella carne.
La Chiesa (...) l’ha proclamato beato il 2 maggio del 1999, perché Padre Pio nel suo dolore e nella sua fede ha „assaporato“ la vita in Dio, più che parlarne. 2)
Il 16 giugno di quest’anno avverrà la cerimonia di canonizzazione.